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Critica
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"Un orribile
fatto di cronaca. Così recente che, per uno dei suoi principali
responsabili, c'è un processo tuttora in corso. Ce lo documenta
Nick Cassavetes, figlio del grande John, con un realismo duro
che ci mette aspramente a confronto non solo con situazioni
aberranti ma con personaggi di una sgradevolezza spesso
insostenibile. Ci si muove tra drogati e spacciatori di droga,
però in ambienti di una media borghesia dove i soldi non mancano
e nemmeno certi agi, persino con feste in piscina. (...) Le
sequenze migliori sono quelle che si stringono, appunto, attorno
al rapporto che via via si instaura fra il prigioniero e i suoi
futuri carnefici e convince, agghiacciando, la pagina nera e
straziante dell'uccisione, in una cornice desolata, con la
vittima che non si rende conto del mutamento di coloro cui si
era quasi legato. Il resto ondeggia fra il documento dal vero
(con didascalie a indicare date e luoghi) e una rappresentazione
in cui la finzione, per caratteri e gesti, si fa spesso pesante.
Pur con interpreti degni di nota, non solo quelli quasi anonimi
al centro, ma Sharon Stone, nelle vesti disperate della madre, e
Bruce Willis, un torvo spacciatore. All'insegna del realismo più
scabro." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 23 febbraio 2007)
"Cassavetes ha dato un seguito ideale a 'Blow', il suo
precedente film con Johnny Depp sull'uomo che 'importò' la
cocaina a Hollywood, descrivendoci un'America drogata prima di
tutto di se stessa. Lo stile è nervoso, espressionista,
schizzato: il ritmo è febbrile, scandito dalla ricostruzione
minuto per minuto del fatto di cronaca, anche se i nomi sono
tutti cambiati. Bruce Willis e Sharon Stone sono,
rispettivamente, il padre di Johnny e la madre del ragazzino
ucciso. Son bravi, ma più che di interpretazione dovremmo
parlare di esibizione, per la serie: guardate quanto siamo fighi,
siamo divi miliardari e ci imbruttiamo nel nome dell'arte. Ma
chi gliel'ha chiesto?" (Alberto Crespi, 'L'Unità', 23 febbraio
2007)
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