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TRAMA:
Durante una missione in Uganda, il dottor Garrigan, un medico
scozzese, entra in contatto con il nuovo Presidente del Paese, il
generale Idi Amin. Il dittatore in poco tempo accoglie Garrigan tra
le fila del suo staff eleggendolo suo braccio destro, ma con il
passare del tempo Garrigan diventa testimone - e complice suo
malgrado - delle azioni brutali compiute da Amin. Sconvolto ed
esasperato, il medico decide di fuggire dall'Uganda evitando di
perdere la sua stessa vita.
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Golden Globe 2007 a Forest Whitaker come miglior attore di film
drammatico.
- OSCAR 2007: miglio attore protagonista (Forest Whitaker). |
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CRITICA
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"'L'ultimo re di
Scozia' è un film al bivio tra diversi mondi. Non soltanto per
le culture differenti che vi si incontrano, né per il fatto che
uno dei due protagonisti è realmente esistito, l'altro è
immaginario. Lo è, soprattutto, perché si colloca al confine tra
documentario e fiction: da una parte Kevin MacDonald, premiato
documentarista, ha raccolto materiali autentici e testimonianze
in Uganda; dall'altra la sceneggiatura, tratta dal romanzo di
Gilles Foden, è affidata a penne esperte come quella di Peter
Morgan (lo sceneggiatore di 'The Queen'). (...) Se è cosa lecita
ricavare uno spettacolo da sofferenze reali, il film assolve
bene il suo compito. Ottimamente scelti gli attori: a cominciare
da Forest Whitaker, s'intende, candidato all'Oscar per il suo
Amin Dada carismatico e brutale, fragile e mostruoso insieme.
Bellissima la fotografia a colori saturi di Anthony Dod Mantle;
più che efficace l'impasto musicale, dove si mescolano musica
funky africana e rock scozzese." (Roberto Nepoti, 'la
Repubblica', 16 febbraio 2007)
"Quando Forest Whitaker impersona il presidente ugandese Amin
nell''Ultimo re di Scozia' di Kevin MacDonald, si coglie la
differenza fra la sua interpretazione e quella di Helen Mirren
in 'The Queen', che è un'imitazione di Elisabetta II. Si noti
che gli Oscar vedono nominati entrambi. Amin era reduce della
repressione in Kenya contro i Mau Mau e, da ascaro britannico,
fu messo a governare l'Uganda. Dell'emancipazione di Amin si
occupa il film di MacDonald, dove Amin è visto con lo sguardo
del suo medico scozzese. Dettaglio importante: in Kenya
aggregato a un reparto scozzese, Amin aveva finito col sentirsi
scozzese! 'L'ultimo re di Scozia' ammette fascino e forza d'un
politico poi oggetto di sistematica diffamazione, come lo era
stato di sistematico incensamento. E constata come il
colonialismo cambi nome, non sostanza. E se il 'buono' è il
medico, che si crede eminenza grigia, il vero simpatico è il
«cattivo» che non crede in nessuno." (Maurizio Cabona, 'Il
Giornale', 16 febbraio 2007)
"Come vincere l'Oscar come attore: scegliete un ruolo esagerato
(tipo un dittatore africano), trasformatevi in guitto
insopportabile (tipo Al Pacino in 'Scent of a Woman') e
sfoggiate uno sgargiante handicap fisico (tipo Daniel Day Lewis
ne 'Il mio piede sinistro'). Forest Whitaker, straordinario in 'Bird'
di Eastwood e 'Ghost Dog' di Jarmush, ha seguito il vademecum
hollywoodiano ne 'L'ultimo re di Scozia' di Kevin Macdonald in
cui è il realmente esistito generale ugandese Idi Amin dei primi
Settanta. (...) Tanta voglia di sembrare cinema anni Settanta:
zoom a gogò, montaggio a schiaffo, fotografia sgranata. Ma lo
scozzese Macdonald è più bravo con la docu-fiction ('Touching
the Void - La morte sospesa') che non con una pellicola
prevedibile e schiacciata dall'attore da Oscar. Molto più bravo
il Will Smith de La ricerca della felicità. Ma Whitaker è
attualmente superfavorito." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 16
febbraio 2007)
"Un lungo e sofferto percorso di presa di coscienza che ha il
suo principale punto di forza nella prova dei due attori scelti
per i ruoli principali, Forest Whitaker nei panni di Amin e
James McAvoy in quello di Nicholas Garrigan. Anzi, proprio
l'attore nero (giustamente candidato all'Oscar) regge sulle
proprie spalle tutto il film. Senza inseguire la troppo facile
strada mimetica, Whitaker riesce a entrare nel personaggio
grazie a un lavoro di scavo psicologico che utilizza al meglio
le risorse della sua imponente statura per restituire sullo
schermo il magnetismo minaccioso che Idi Amin Dada seppe
esercitare sui suoi compatrioti. E naturalmente su Garrigan che
McAvoy presenta sullo schermo con tutta la carica del suo
incosciente entusiasmo giovanile, incapace di fermarsi davanti a
quello che gli piace. Tanto che corteggia prima la moglie (Gillian
Anderson) del medico che l'ha accolto in Uganda, poi addirittura
una delle spose (Kerry Washington) dello stesso dittatore.
Innescando così la mortale vendetta di Amin. Questa bella prova
di recitazione, però, non riesce a cancellare tutti i difetti
del film, che finisce per essere troppo sbilanciato dalla parte
di Idi Amin Dada. Non perché la trama non ne metta in evidenza
delitti e ferocia, ma perché il personaggio di Garrigan è troppo
schematico, non vive mai di vita propria ma resta schiacciato
dal suo compito drammaturgico che è appunto quello di lasciare
la scena all'altro. È la sceneggiatura (di Peter Morgan e Jeremy
Brock) il vero punto debole del film perché non riesce a mettere
sullo stesso piano i due personaggi, quello reale e quello
inventato. Troppo sbilanciata a favore del primo, che domina
sempre la scena (grazie anche alla prova superba di Whitaker,
vale la pena di ripeterlo)" (Paolo Mereghetti, 'Corriere della
Sera', 16 febbraio 2007)
"In 'L'ultimo re di Scozia' Forest Whitaker, candidato all'Oscar
come migliore attore protagonista, regala una straordinaria
performance psicofisica nel ruolo di Idi Amin Dada, il
presidente-dittatore dell'Uganda salito al potere nel 1971 con
un colpo di stato. Il massiccio attore di colore, capace di
scivolare con duttilità nei personaggi più diversi e di
comunicarne con magnetico realismo lo spessore umano, ha saputo
restituire la complessa e controversa figura di Idi Amin
attraverso l'avvincente percorso politico-esistenziale che lo
portò a trasformarsi da leader carismatico in un sanguinario
psicopatico. Merito anche del documentarista scozzese Kevin
Macdonald, che per far rivivere la tragedia shakespeariana di
uno dei più efferati politici del Novecento, ha utilizzato il
veicolo narrativo dell'odissea del medico scozzese Nicholas
Garrigan, creato dallo scrittore Giles Folden. Partito per
l'Uganda nel 1970 come volontario, Garrigan diventa il medico
personale del dittatore, viene sedotto dalla sua personalità e
diventa suo confidente e consigliere, ma anche testimone e
complice di omicidi di massa e torture. E quando, di fronte al
demoniaco delirio di onnipotenza di Amin, ritrova il necessario
barlume di coscienza e di senso morale, lascia il Paese
rischiando la vita. Macdonald è abile a integrare il personaggio
romanzesco nei fatti documentati, a mescolare stilisticamente il
linguaggio irrequieto di un certo cinema degli anni '70 e un
documentarismo secco e incisivo con movimenti nervosi, primi
piani, colori lividi dell'epoca." (Alberto Castellano, 'Il
Mattino', 17 febbraio 2007)
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