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A Roma Massimo muore all'improvviso in un incidente di macchina.
Dopo dieci anni di matrimonio, la moglie Antonia sprofonda in un
lutto totale, è incapace di riprendersi, non va al lavoro,
trascura le amiche e intrattiene rapporti difficili con la madre
Veronica, a sua volta da tempo vedova. Un giorno dietro un
quadro Antonia vede una dedica, fa alcune indagini e scopre alla
fine che il marito aveva un'amante da sette anni. Seguendo la
traccia di un cognome e di un indirizzo, Antonia si fa coraggio,
suona all'appartamento di un quartiere popolare. Una prima volta
crede di avere sbagliato, torna in seguito e alla fine fa i
conti con la verità: l'amante di Massimo era un uomo, Michele,
che vive in quella casa circondato da una vera e propria
famiglia di amici che era diventata anche la seconda famiglia
del marito. Per Antonia si tratta di una scoperta che all'inizio
cerca di rimuovere, rifiutandola. Ma il desiderio di saperne di
più la porta di nuovo in quella casa. Così a poco a poco entra a
far parte di quel nucleo in cui convivono uomini e donne senza
alcuna distinzione di orientamento sessuale, di età, di razza e
stato sociale: tante vicende, anche difficili e drammatiche, con
le quali Antonia comincia a confrontarsi. I cambi di umore sono
tuttavia frequentissimi: tra Antonia e Michele corrono offese,
accuse, liti furiose. Michele si lascia andare a nuovi rapporti,
Antonia fatica a seguirlo, si avvicinano, sembrano scoprire
intimità, ridono e piangono. Ma il fantasma di Massimo resta tra
loro, e allora Antonia decide di partire. Solo dopo un viaggio,
e una riflessione su se stessa, Antonia può sentirsi pronta a
ricominciare una nuova vita.
Vincitore del Nastro d'argento 2001 per il miglior produttore
(Tilde Corsi), miglior attore protagonista (Stefano Accorsi),
migliore attrive protagonista (Margherita Bui), era stato
candidato anche per miglior regia, miglior soggetto, migliore
sceneggiatura, migliore canzone originale e migliore
scenografia.
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CRITICA
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"La frenesia del
"regista che corre" Tom Tykwer ha una battuta d'arresto e si
smarrisce davanti a una sceneggiatura di Krzysztof Kieslowski e
Krzysztof Piesiewicz (...) Le sospensioni, lo stallo etico, la
percezione dolorosa dell'esistenza, l'ansia della libertà,
l'impassibilità emotiva, la paura e la tentazione dell'assoluto
restano intenzioni in un film recitato roboticamente da Ribisi,
con un mix lessicale cacofonico, con un'idea del paesaggio da
foto per un catalogo di viaggi, con un'impotenza espressiva che
elenca i nodi del testo e non sa scioglierne neanche uno".
(Enrico Magrelli, 'Film Tv', 8 ottobre 2002)
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