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TRAMA:
Un'inchiesta
sulle falle del sistema sanitario americano, messo a confronto con
quello di altri paesi come il Canada, l'Inghilterra, la Francia e
Cuba, dove si sono recati per curarsi alcuni soccorritori della
tragedia del World Trade Centre, gravemente malati e impossibilitati
a sostenere le spese mediche per l'elevato costo delle cure, spesso
non coperte dalle loro assicurazioni sanitarie
Note
- Fuori concorso al 60mo Festival di Cannes
(2007).
CRITICA:
"L'applauditissimo
'Sicko' parte da un crudele paradosso (la salute negli Usa è al 37°
posto nella classifica mondiale!) e ci ricama sopra con la veemenza
che Moore, da bravo predicatore postmoderno, mette in tutti i suoi
film. Con meno trucchetti di montaggio ed effetti di regia,
stavolta, vista l'estrema delicatezza del tema, e più attenzione
alle persone, anche se il dramma non esclude lo humour. (...) Uno
sberleffo efficacissimo che More rischia di pagare salato. Poco
male, diciamolo: dovessero espellerlo dagli Usa, ci sarebbe da
fargli ponti d'oro perché venga a indagare un po' anche in Europa.
Ne vedremmo delle belle." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19
maggio 2007)
"Applausi. Polemiche. Invettive. Michael Moore torna a puntare il
dito contro la patria americana, mischiando verità e manipolazione,
sentimento e rancore, idealismo e furbizia. In 'Sicko' il bersaglio
è il sistema sanitario d'oltreoceano, che il ciccione col berrettino
s'industria a crivellare per due ore a forza di interviste,
riscontri statistici e azioni dimostrative in stile 'Le Iene' o
'Striscia la notizia'. (...) La vena smargiassa da predicatore
populista tende all'iperbole e non si perita di strumentalizzare e/o
spettacolarizzare il dolore altrui qualora serva alla causa: 'Sicko'
può, allora, convincere quando ribadisce la vergogna dei profitti
miliardari delle case farmaceutiche, ma anche far sorridere quando
inneggia all'efficienza pubblica raggiunta in tema di malattia &
cure da Canada, Inghilterra o Francia (perché non informarsi
sull'Italia?). La missione cruciale del documentario riguarda
inoltre Cuba, dove Michelone ha scortato un gruppo di traumatizzati
dall'11 settembre: succede, così, che i martiri del terrorismo
abbandonati a se stessi in Usa, nel paradiso di Fidel siano curati
con il massimo della professionalità praticamente gratis. Moore
spara nel mucchio e qualche preda sicuramente porta a casa, a
cominciare dai politici come Nixon o Hillary Clinton che hanno
promesso mirabilie senza mai attaccare sul serio le storture del
capitalismo sanitario. Peccato che si lasci andare troppo spesso ai
suoi umori manichei, come quando suggerisce che Kennedy abbia
esagerato con Castro come Bush con Saddam." (Valerio Caprara, 'Il
Mattino', 20 maggio 2007)
"'Sicko' è un film super yankee, paradossalmente autoreferenziale, e
funziona solo per un pubblico americano. Per noi europei, abituati
alla malasanità nostrana, è divertente ma poco interessante. O
meglio, lo è nella sua 'pars destruens', nel viaggio agli inferi
della salute gestita delle compagnie di assicurazioni. Lì il film è
tostissimo, documentato, travolgente. E sapere che è tutta colpa di
Nixon, diciamolo, è una soddisfazione." (Alberto Crespi, 'L'Unità,
20 maggio 2007)
"Del resto il tema, nello specifico l'aspetto aberrante dei profitti
fatti dalle società di assicurazione sulla pelle dei malati, è
particolarmente sentito e proprio negli Stati Uniti è spesso stato
trattato dal cinema (vedi, ad esempio, i film 'Erin Brockovich', 'John
Q','L'uomo della pioggia'). E proprio la parte del documentario
dedicata alle malefatte delle assicurazioni risulta la meglio
riuscita, anche perché l'assurdità del sistema che ne è alla base
non ha bisogno, per essere stigmatizzata, né della solita ironia né
dei toni demagogici tanto cari a Moore (e che pure non mancano). Per
quanto amorale e disumano possa apparire, si è infatti di fronte ad
un sistema sanitario privato il cui scopo principale non è quello di
curare al meglio il maggior numero di malati, ma di spendere il meno
possibile per massimizzare i profitti. Non meraviglia, quindi, come
non si stanca di sottolineare Moore, che gli Usa siano al 37° posto
nella classifica mondiale quanto a qualità dell'assistenza. (...) Il
tutto grazie all'avallo e alle coperture ottenuti dalle varie
amministrazioni succedutesi negli anni, a partire da quella Nixon
che consegnò la sanità Usa ai privati. (...)Tra provocazioni, amaro
umorismo e qualche forzatura, Moore coglie ancora nel segno,
confermandosi come elemento disturbatore dell'establishment
statunitense, dove di certo ha ben pochi amici. Pur con i suoi
limiti, la pellicola è, dunque, un'inquietante denuncia delle
colpevoli storture di un sistema che non riesce a proteggere i suoi
membri più deboli, infischiandosene della solidarietà in nome del
profitto." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 1 settembre
2007) |