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TAXI DRIVER
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Titolo originale: |
Taxi Driver |
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Origine: |
USA |
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Genere: |
Drammatico, poliziesco, Thriller |
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Tratto da: |
Taxi Driver di Richard Elman |
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Anno: |
1976 |
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Regia: |
Martin Scorsese |
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Soggetto: |
Paul Schrader |
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Sceneggiatura: |
Paul Schrader |
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Musiche: |
Bernard Herrmann |
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Attori: |
| Robert De Niro | Travis Bickle | |
| Cybill Shepard | Betsy | |
| Peter Boyle | Mago | |
| Jodie Foster | Iris Steensma | |
| Hervey Keitel | "Sport" Matthews | |
| Leonard Harris | Charles Palantine | |
| Albert Brooks | Tom |
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TRAMA:
Travis Bickle, reduce dal Vietnam e
solitario ospite di New York, soffrendo di insonnia, si fa assumere
come tassista per i turni di notte. Girovagando, nota l'appariscente
bionda Betsy, impegnata nella campagna politica del senatore
Palantine; l'avvicina e quasi la strappa al brillante Tom, ma, dopo
un'offensiva gaffe, viene abbandonato. Confidatosi inutilmente con
un collega, soprannominato "Mago", acquista diverse pistole e matura
confusamente l'idea di uccidere Palantine, impresa che non porta a
termine sia perché l'inconfessata idea era di rivedere Betsy, sia
perché la guardia del corpo del senatore lo nota e lo mette in fuga.
Allora si mette sulle tracce di Iris, prostituta 13enne, conosciuta
un giorno in cui cercava di sfuggire in taxi dal suo protettore
Sport. Tornando dalla ragazzetta, che è rimasta colpita dai consigli
dello stravagante tassista, compie la strage della banda che gli sta
attorno. Uscito dall'ospedale, Travis è un eroe; i colleghi lo
guardano con rispetto; Iris ne ha seguito i consigli; anche Betsy si
avvicina spontaneamente a lui. Ma il giovane, a bordo della sua
macchina, percorre tutto solo l'affollata e caleidoscopica città.
"Opera singolare e
appassionante di un giovane e personalissimo regista italo-americano
- per ora non fagocitato da Hollywood nonostante i clamorosi suoi
successi - questo film è saggio di odio per la società e di amore
per l'uomo. Il protagonista, uno psicopatico che soffre d'insonnia e
di solitudine, è ipersensibile e la sua professione lo porta a
osservare, a giudicare introversamente e ad agire pressoché
irresponsabilmente con stravagante e interessatissima disponibilità
tra i due estremi di Angelo tutelare e Angelo sterminatore. Non è
per conseguenza, quello che i film propongono quale 'modello di
comportamento'; ma è segno dei tempi, cioè uno specchio che al
regista serve per dipingere con amarezza un inferno cittadino fatto
di assassinii, lenoni, prostitute e drogati; una città che
schiavizza e piega alle esigenze del vizio commercializzato i più
deboli, facendo precipitare o nella disperazione o nella follia
omicida coloro che maggiormente sarebbero disponibili al Bene.
Ignorante e incolto, il tassinaro è tuttavia inconsapevolmente erede
di una cultura antica, basata su valori che il materialismo moderno
ha irriso e conculcato; è perciò incapace di inserimenti equivoci
nella falsa civiltà di cui la metropoli americana è simbolo.
(Segnalazioni Cinematografiche, vol. 81, 1976) |
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