CHAMELLE

MARC DURIN VALOIS

(2005)

 

 

( http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?isbn=8888700285 )

 

Ecco un’altra splendida parabola offertaci dal giornalista francese di “Le Figaro”, da me apprezzato e conosciuto nel suo più recente “Le diable est dans le détails", che mette a nudo l’uomo davanti alle sue paure ancestrali e lo dipinge spettatore immobile e muto di una vita moderna che ci fa immaginare la sua esistenza senza mai lasciarcela afferrare.

“Chamelle”, accompagnato nell’edizione francese tascabile da una splendida copertina, distilla l’immagine di un uomo davanti al suo destino. Forte delle sue conoscenze, che lo rendono “eletto” in un mondo circostante ignorante, affronta le sue scelte con un pizzico di presunzione: affidandosi però sempre all’ineluttabilità del volere di Dio in quello che diventa un cammino infinito verso la salvezza. Quel cammino che calca impronte già tracciate da chi l’ha preceduto sul sentiero della vita e che, così facendo, ne ha sancito la legittima ineluttabilità. Con la migrazione dei suoi cari attraverso il deserto africano, Rahne, il capofamiglia, offre uno spaccato di vita africana decisamente attuale e drammatico. E’ la sfida dell’uomo alla natura, secondo ruoli e gerarchie già tracciate, nella difficoltà dannata dei poveri del mondo, confrontati agli odi tribali ed alle guerre che falcidiano il continente africano, nell’inadeguatezza dei soccorsi occidentali e sotto l’occhio freddo ed insensibile della televisione. Televisione che, “priva di ogni sentimento umano non offre pietà, amore, paura, fede, disprezzo o odio, ma solo uno sguardo spento come quello di un cammello morto” e mette a confronto due mondi che “si incontrano in silenzio, l’uno con il suo metallo freddo e l’altro con la sua miseria calda”. E come ogni parabola, “Chamelle” ci offre conclusioni solenni e il riflesso di una vita che, in condizioni estreme, rivela la sua cruda nudità e definisce i suoi contorni “all’ombra di un sole nero" che con distaccata e sottile ironia sembra sussurrarci che: “Nella miseria, l’uomo isolato è sempre un perdente, qualunque sia la strada che decide di imboccare”.

Voto: 8

Zan Zan