DELITTO E CASTIGO
Fëdor Mikhailovič DOSTOEVSKIJ
(1866)
(*)
COMMENTO
Una vera e propria istantanea in bianco e nero, anzi color seppia se si considera come in un ambiente cittadino triste e povero, l’unico colore citato sia quello giallo delle pareti consunte di locali angusti e spesso tetri, ci viene offerta nelle pagine mai noiose di questo libro. La situazione sociale della Russia alle prese con le riforme dello zar illuminato Alessandro II, il dramma personale dell’autore stesso, costretto alla stesura del libro da vincoli contrattuali rigorosi e che analizza diverse piaghe sociali come l’alcolismo, il debito da gioco, la miseria, la malattia, che lo vedono allo stesso tempo vittima ed osservatore, ci vengono restituite con un’abilità psicoanalitica davvero singolare e con un approccio scientifico moderno, documentato e mai azzardato.
Nessun personaggio è collocato inutilmente dall’autore all’interno dell’opera. Il profondo mutamento del tessuto sociale, le conseguenze delle riforme avviate - da quella universitaria, a quella dell’abolizione della gleba, alla riforma della giustizia nella sua commistione fra l’attività istruttoria ( da affidare ad un potere giudiziario neutrale ed indipendente ) e quella di attività di polizia ( affidata all’esecutivo) –, la conseguenza di movimenti migratori, nazionali ed esteri, verso la capitale di tutte le Russie e le loro conseguenze sociali, trovano a turno un personaggio chiave che ne delineino i contorni grazie alla abile scrittura di Dostojevskij e alla sua notevole capacità psicoanalitica. Se Dio non esiste allora tutto è possibile” afferma Dostojevskij. E sembra voler cercare la dimostrazione della vittoria della Fede sul nichilismo. E proprio Sonia, che si vende per trenta rubli d’argento, è portatrice di quegli eccelsi valori di rassegnazione e d’altruismo che cambieranno perfino il nichilista Raskòlnikov dal suo freddo intellettualismo.
L’autore dimostra che tutti quei problemi che abbiamo esaminato sotto l’aspetto delle loro conseguenze psichiche, nascono dal fatto sociale, dalla miseria della grande città moderna. L’umiliazione e l’offesa, sorte dalla miseria della grande città, sono la base di un individualismo morboso e del loro morboso desiderio di conquistare un potere sull’ambiente, rinascendo dal proprio sottosuolo, ed estraendone un “io” profondo e spesso confuso tra il bene ed il male.
Pasolini, in una splendida interpretazione del libro dirà: “Un giovane uomo di ventitré anni - un bel ragazzo anche se così pallido e magro - è «traumatizzato» dall’amore della madre e, per ampliazione, da quello della sorella.. La situazione è, per noi, classica: si tratta di una passione infantile edipica. Egli è rimasto impietrito da quell’amore con tanta violenza provato e ricambiato, quasi come in una prova di laboratorio. Infatti le conseguenze sono quelle ben note: la sessuofobia, la freddezza sessuale e il sadismo. E ancora :“Non solo Dostoevskij ha prefigurato Nietzsche e tutta la cultura nietzschiana, non solo ha prefigurato Kafka, cioè almeno metà della letteratura del Novecento (basta infatti togliere la descrizione del delitto iniziale, e lasciare tutto il resto così com’è: e Delitto e castigo diventa un enorme e convulso Processo) , ma addirittura ha prefigurato, precorso, preteso Freud. A meno che egli non sapesse già tutto ciò che Freud avrebbe scoperto. Questa mia non è che un’umile chiacchierata e un’analisi psicanalitica a braccio; ma potrei però dimostrare, in un saggio documentato, come in Delitto e castigo ci sia un numero impressionante di espressioni «esplicitamente» psicanalitiche. Ciò mi riempie di una sconfinata ammirazione, pari almeno a quella che sento per la impareggiabile «sceneggiatura» del romanzo”
Zan Zan
(*) www.radio.rai.it/radio3/terzo_anello/alta_voce/archivio_2003/eventi/2003_04_01_delittoecastigo/
Ennio Fantastichini legge Delitto e castigo (22 puntate)