IL CACCIATORE DI AQUILONI
Khaled HOSSEINI

Lo abbiamo comprato insieme. Lo abbiamo letto insieme. Lo abbiamo terminato
quasi insieme. E insieme abbiamo deciso di parlarne qui.
Nonostante i 1000 e più km che ci separano io e
Fabio abbiamo condiviso emozioni regalateci
dallo stesso libro.
Strano, eh? Anziché puntare sulla nostra bellezza, sulla nostra intelligenza,
sulle nostre storie personali, abbiamo scelto una storia raccontata da un altro,
per consocerci e condividere un percorso della nostra vita.
Così, un po' per gioco, un po' per scelta, abbiamo cominciato questa avventura. Leggere insieme "Il cacciatore di aquiloni", di Khled Hosseini.
Il libro non può essere raccontato, perché la trama lavora nel profondo, del
lettore e dei personaggi. Si può dire che si tratta della storia di un uomo che
perde e ritrova pezzi di sé sullo sfondo delle vicende dell'Afghanistan degli
ultimi 40 anni. E per quanto riguarda il cacciatore di aquiloni, è un
adolescente che vive a Kabul, nella città bella e colorata che ancora non ha
conosciuto le guerre, né la follia dei talebani.
Sono proprio le guerre, a far smettere di volare gli aquiloni, con i loro
carichi di incoscienza giovanile, con i loro ricordi infantili che solcano cieli
sgombri da bombe e da odio. Eterni caccia che, anzichè bombe, distribuiscono
sulla città felicità e che alla fine della storia consentono ad Amir, il
protagonista, di ritrovare qualcosa di importante.
Qualcosa che lui aveva perso in un vicolo buio e puzzolente della sua città. O
forse qualcosa che tutti abbiamo perso, e che ci viene ricordato proprio dalle
pagine taglienti e cattive del testo?
Ebbene, a distanza di migliaia di chilometri, di fronte alle pagine strazianti
abbiamo pianto. Abbiamo riso. Odiato. Amato. E, ogni volta, ce lo siamo
confidati, senza timore, senza retorica, senza barriere.
Abbiamo anche giocato con gli aquiloni e visto quanto possa essere grande la
ferocia degli uomini, ma anche quanto è grande il potere di un sorriso.
Abbiamo stretto il filo tagliente nelle nostre mani, e ci siamo feriti insieme a
chi governava gli uccelli colorati in alto nel cielo, sempre più su, e più su
ancora. Abbiamo visto quanto possono essere forti il perdono, il dolore, la
paura. E anche quanto fragili possiamo essere, di fronte al dolore, alla
sofferenza, alla morte, all'abbandono.
Tutto questo in un libro. Che io e Fabio abbiamo commentato via sms. A migliaia
di chilometri di distanza, senza neppure esserci mai conosciuti...
Forse siamo noi, i cacciatori di aquiloni?
Wyllyam