IL CACCIATORE DI AQUILONI
Khaled HOSSEINI
(2004)

COMMENTO
(http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1&c=VQB2OGOKRFUJR)
Curiosa, interessante e molto ben descritta la storia di Amir, un uomo alla ricerca di un passato, il suo, che si aggrappa al suo presente “coi suoi artigli” e nel quale sa di dover cercare la forza per “tornare ad essere buono”. Un uomo che per tutta la vita ha vissuto accanto al proprio padre vivendo in sfere separate, dove gli aquiloni costituivano la sola, sottilissima e fragile intersezione , in un paese dove, adesso, gli aquiloni non volano più. Un uomo che, come il Sohrab dello Shanamah, il libro dei Re, un poema epico persano del decimo secolo, spera di ritrovare l’amore paterno. Un uomo capace di tradire il suo miglior amico, Hassam, ma per il quale è pronto a sfidare la vita per redimersi, adottandone il figlio Sohrab.
Il romanzo, scritto in un mondo di uomini, dove le poche donne sembrano divinità, fotografa e ci illustra la storia di un Afghanistan martoriato che l’autore riesce abilmente, e con buona dovizia di particolari ed aneddoti, a restituirci oggettivamente. In un contesto che illumina la fierezza nobile dell’etnia pashtun, cui appartiene il padre di Amir; in un ambito tradizionale dal quale discendono la rettitudine morale e l’orgoglio che questi offrirà al proprio figlio, non lasciandolo mai, e sottendendo quel “laicismo” di fondo che farà di lui un emigrante. Ma anche in un contesto globale che ospita, dieci secoli dopo,una nuova versione dell’epica persiana descritta nello Shanamah: “Rostam (padre ignaro di Sohrab-ndr-) e Sohrab si sarebbero osservati. Un momento di drammatico silenzio. Poi il vecchio guerriero si sarebbe avvicinato al giovane e l’avrebbe abbracciato, riconoscendone finalmente il valore. Ammenda. Riparazione. Redenzione.” Un romanzo che, forse, non ci permette di capire chi sia, adesso, il vero Sohrab ma che, più semplicemente, ce lo ripropone in tre persone diverse. Un romanzo lineare, veritiero, ben scritto, appassionante e che non merita di certo l’arrogante acrimonia di qualche commento superficiale.
Zan Zan