Le cinque persone che incontri in cielo

Mitch ALBOM

 

  

La storia di Eddie, responsabile della manutenzione di un parco giochi sull’oceano “grigio” comincia dalla fine, con la sua morte, il giorno del suo ottantatreesimo compleanno. Una fiaba, la sua, sussurrata con la giusta tranquillità interiore e da assaporare come tale. Eddie, che sa parlare ai bambini, è un uomo che ha lottato per la sopravvivenza ed ha condotto una vita come tante altre, perdendo i suoi affetti uno dopo l’altro e lasciando aperti grandi questioni irrisolte con ognuno di essi. La sua storia è quella di un uomo comune, reduce di guerra, invalido e leale verso il mondo del lavoro che ha accettato con senso di responsabilità filiale e verso l’unico amore della sua vita, sua moglie Marguerite, preziosa istantanea che la sua esistenza ancora conserva. E, la sua, è una vita sfortunata che sembra confermarsi tale nell’incidente mortale che lo strappa alla vita il giorno del suo compleanno e lo porta via lontano in Paradiso. Sarà qui, che aiutato da Dio,cercherà di capire il perché della sua vita. Contrariamente alle apparenze terrene, infatti, finite e limitate nel tempo, non esistono storie a sé stanti. Talora s’incontrano le estremità, tal altra si sovrappongono le une sulle altre come le pietre sul letto di un fiume. Ma ogni persona ne influenza un’altra, e questa a sua volta, ne influenza un’altra ancora, ed il mondo è pieno di storie che, in realtà, finiscono per essere  la stessa. E non esistono storie casuali. Siamo tutti connessi. Perché non si  può separare una vita da un’altra più di quanto non si possa separare la brezza dal vento. Infatti, lo spirito umano è consapevole, nel suo intimo, che tutte le vite si incrociano. Che la morte non prende qualcuno tanto per fare, risparmiando qualcun altro. Anzi, nel breve spazio che intercorre fra l’esser presi e l’esser risparmiati, le vite vengono scambiate. La nascita e la morte fanno parte di un tutt’uno.

 NeLa bastarda Istànbul” Elif SHAFAK, giovane scrittrice brillante e temeraria, ci dice che: “quando si acquisisce una ricchezza improvvisa, si tratta per forza di un bene sottratto ad altri, perché la natura non tollera vuoti ed i destini degli uomini sono interconnessi, come le stecche di un graticcio”.

Entrambi i libri ci parlano di storie separate, apparentemente distaccate. Come fossero fonti di energia diversa e spesso contrapposta. Ma questo continuo fluire di energia, nel groviglio interconnesso dell’umanità, ci lascia spettatori attoniti ed incuriositi e contribuisce ad alimentare altresì la convinzione che la Natura abbia un suo ruolo incontrastato di Madre e Regina che solo l’assenza di umiltà può portare a sfidare o ad ignorare. Tale Baruch distillava parte di queste sensazioni nel suo “Deus sive natura”, noi, almeno per un po’, potremmo farne il nostro motto.

 

Ogni uomo, e quasi ogni religione,ha una sua idea del Paradiso, e va sempre rispettata. L’immagine che ne do in questo libro è solo un’ipotesi e rispecchia in un certo qual modo il desiderio che mio zio e altri come lui che qui, sulla Terra, si sentivano una nullità, possano capire quanto siano stati amati ed importanti. (dal prologo dell’autore)

 

Zan Zan