NIENTE DI VERO TRANNE GLI OCCHI
Giorgio FALETTI
(1907)

COMMENTO
“Sullo schermo scorrevano parole vecchie,già scritte e già dette molte volte, che si sarebbero potute riscrivere e ridire senza soluzione di continuità, cambiando soltanto i nomi ed i luoghi: tanto la vita costruita dagli uomini è monotona nella sua ripetitività. Solo il male ha una fantasia senza limiti”. E’ forse da questa sentenza che l’autore trae lo spunto per offrirci una nuova storia fantastica e ai confini della realtà; scritta con una precisa e decisa conoscenza delle nuove frontiere scientifiche e sulla scia promettente di “Io uccido”. Questo secondo libro di Faletti, sempre accurato nei dettagli, mai noioso e di una sensibilità estrema, dà quasi l’impressione di raccontare più storie parallele. Fondendo i drammi personali di Jordan Marsalis, fratello del sindaco di New York ed ex tenente di polizia, a quelli di Maureen Martini, commissario di polizia a Roma, il giallo si ispira al mondo dei fumetti di Peanuts, abilmente tessuto sullo sfondo di due metropoli del calibro di New York e Roma, con grandi colpi di scena e una trama al limite del surreale. Con l’abilità di un regista cinematografico e la sensibilità del cantautore che è in lui, sempre delicatamente espresse tra le maglie lungo le quali l’intero romanzo si dipana, Faletti ci offre una storia avvincente, ricca di suspense e mai banalmente noiosa. “Il buio e l’attesa hanno lo stesso colore”, ci viene suggerito, ma Connor Slave, nella sua canzone le “bugie del buio”, sembra proiettare sul libro una luce di fondo di rassegnato e contagioso ottimismo che non viene mai meno e ci porta dolcemente verso la fine del romanzo.
Un libro forse decisamente diverso da “Io uccido”, ma comunque da non mancare.
Canzone della donna che voleva essere marinaio
Adesso soltanto adesso
che il mio sguardo sposa il mare
faccio a pezzi quel silenzio
che mi vieta di sognare
file di alberi maestri e mille e mille nodi marinari
e tracce di serpenti freddi ed indolenti
con il loro innaturale andare
e linee sulla luna che nel palmo ognuna
è un posto da dimenticare
e il cuore questo strano cuore
che su una scogliera già sa navigare.
Adesso soltanto adesso
che il mio sguardo avvolge il mare
io capisco chi ha cercato le sirene
chi ha potuto il loro canto amare
dolce nella testa come il giorno
della festa i datteri col miele
e forte come il vento che si fa tormento
e spezza il cuore agli uomini e alle vele
e allora non c'è gloria o voglia
che si possa bere oppure masticare
né pietra di mulino a vento
che quel sasso al cuore possa frantumare.
Zan Zan