UNDICI MINUTI
Paolo COELHO
(2004)

(2003)
E’ una novella, il libro di Coelho. Ci parla di Maria, una giovane brasiliana dalla forte personalità, sognatrice sensibile che vuole comprendere l’amore e si lascia convincere a lasciare il Brasile per l’Europa, con l’illusione di facili guadagni e di una folgorante carriera da star dello spettacolo. Alla ricerca della fama e della felicità, da riportare a casa e offrire ai propri genitori.
Ma è anche un viaggio all’interno dell’universo femminile, dell’animo muliebre, mai passivo, distaccato o insensibile. Un viaggio verso la donna che sa essere ingenua quando ammira l’uomo che le sta accanto; ma che può anche rivelarsi fatale quando attacca l’uomo insicuro e lo conforta con la sua intraprendenza; salvo infine svelare quella sua componente materna e comprensiva quando è prodiga di consigli e conforto per coloro che ne hanno bisogno.
Il suo sogno europeo si arena molto rapidamente nelle sirti della realtà, scivolando lentamente verso una presa di coscienza e la scelta di un compromesso perché: viviamo in una valle di lagrime[…]e possiamo avere tanti sogni, ma la vita è dura, implacabile, triste. E così, ferita nell’orgoglio, tra un ritorno inglorioso in Brasile e la vita con “le coppe di champagne a mille franchi” opta per la seconda soluzione e comincia la sua “avventura”.
Affidàti i suoi sentimenti alle pagine di un diario, dove annota la sua convinzione che solo l’amore vero porti con se le tracce della libertà e che nessuno può possedere un’altra persona, affronterà il viaggio nel mondo della prostituzione facendone una ragione di vita, studiando a fondo dai libri presi in prestito dalla libreria di Ginevra – cordone ombelicale di riferimento con il mondo materno e delle proprie tradizioni- le leggi dell’amore sessuale e scoprendo in fretta come il mondo, dopotutto, giri attorno a undici minuti cruciali: quelli dell’amplesso in senso stretto; minuti che nessuno però ha mai svelato nella loro complessità e ai quali -prima o poi- dedicherà un libro finalmente esaustivo.
Maria sa anche però, che “il bacio per una prostituta, è più sacro di qualsiasi altra cosa” e che, come una “bella addormentata”, dovrà aspettare un principe azzurro capace di svegliarla dal sogno, per tornare in un mondo reale e meraviglioso. Un mondo che spesso non sa guardare e che necessita di una luce interiore perché “l’arte dell’amore è come quella della pittura, richiede tecnica, pazienza e soprattutto pratica di coppia, con lo scopo di andare oltre quello che la gente chiama convenzionalmente “fare l’amore”.
La vita è un sogno e va oltre il sogno, al confine tra il sacro ed il profano, nel dolore come nel piacere, nella distruzione da dove far cominciare la ricostruzione, nel silenzio per trovare la forza di parlare, nella prostituzione per custodire il fuoco sacro dell’amore e volare in alto verso l’ignoto.
“Vedi questo liquore d’anice”, le dice Ralf scoprendo la luce che lei ha nello sguardo, “Beh, tu vedi semplicemente il liquore di anice. Io, senza esitazione, dato che ho bisogno di entrare in ciò che faccio, vedo la pianta da dove nacque, le tempeste che la pianta ha dovuto affrontare, la mano che ne ha raccolto i semi, il viaggio in barca da un altro continente sino a qui, gli odori ed i colori della pianta, prima che venisse messa nell’alcool […] Se un giorno dipingessi questa scena, dipingerei tutto questo anche se, guardando il quadro tu potessi pensare di essere davanti ad un semplice liquore d’anice”.
E nel suo ritorno all’origine, nel viaggio in Europa e all’inferno, metafora più specifica di un profondo viaggio interiore, intellettuale e spirituale, Maria scopre che l’amore nasce dalla conoscenza, e che addirittura la trascende quando sublima nella totale comprensione ed accettazione dell’altro e di se stessi. “Benedetta sia questa donna che amò molto”, perché a chi poco si perdona, poco ama.
E termina nel migliore dei modi la favola di Maria che, sfidando il fuoco sacro dell’amore, volò nel vecchio continente alla ricerca della gloria e alla ricerca dell’amore. Alla ricerca di quella fonte sorgiva che ha la sua falda nella notte dei tempi: vera linfa vitale fresca ed invitante, cui solo pochi -e raramente- sanno riconoscere il rango nobile della purezza cristallina, suggello adamantino e definitivo della sua sacralità.
Non si può dire alla primavera speriamo che venga presto.
Solo si può dire: “Vieni e benedicimi con la tua speranza e fermati tutto il tempo che puoi.
Zan Zan