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34 - Il 25 luglio        immagine fonografo click per ascoltare audio

 

Quanno er Puzzone j' arivò a palazzo,

fa er re: « Duce, m' ài rotto li cojoni ».

E lui: « Sagra maestà, lei mi perdoni ».

E Sciabboletta: « Nun perdono un cazzo ».
 

E intigna: « Qui sta annà tutto a rampazzo,

manco l'arpini vonno sta più boni,

sfottono puro a me co' le canzoni 1

pe' cui ò desciso, do a Badojo er mazzo ».


Er duce sbianca e senza più cipijo
tartaja: « Ma pe' me nun c'è speranza? ».
E l'antro: « Vallo a df ar tu' Gran Gonzijo ».


Poi l'accongeda. E lì, mentre un famijo

j'opre la porta, ariva l'ambulanza

e se lo suca su come un conijo.

 


1 Nella Storia dì un anno, lo stesso Mussolini dirà che, a inizio del colloquio, il re gli disse in tono agitato: « Cosi non si va pili avanti. L'Italia è in tocchi. L'esercito è moralmente a terra. I soldati non vogliono più battersi. Gli alpini cantano una canzone nella quale dicono che non vogliono più fare la guerra per conto di Mussolini ».