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 L'Omo e el Lupo                                       immagine fonografo click per ascoltare audio

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Un vecchio Lupo, ner guarda le stelle,

diventò bono e se sentì er dolore

d'ave scannato tante pecorelle.

(Tutte le cose belle

fanno un effetto maggico ner core.)              5

E diceva fra sé: - Pe' conto mio

sarei disposto a fa' la vita onesta:

però bisognerà che me travesta

perché nessuno sappia chi so' io.

Infatti puro l'Omo s'è convinto                    10

che pe' sta' bene ar monno è necessaria

una certa vernice umanitaria

che copra la barbarla de l'istinto. -

E fisso in quel'idea

pijò la pelle d'un abbacchio morto               15

e ce se fece come una livrea:

poi, zitto zitto, entrò ner pecorume

che stava a magna l'erba in riva ar fiume.

Mantenne la promessa: da quer giorno

fu l'amico più bono e più tranquillo               20

de l'agnelletti che ciaveva intorno.

Benché stasse a diggiuno

min je storse un capello e, manco a dillo,

nun se ne mise all'anima nessuno.

Ma una brutta matina                                 25

trovò tutte le pecore scannate

e un vecchio co' le mano insanguinate

che contrattava la carneficina.

- Eh! - disse allora - l'Omo è sempre quello:

prèdica la bontà, ma all'atto pratico              30

nun è che un lupo: un lupo dipromatico

che specula sur sangue de l'agnello!

 


Il Lupo di questa favola perde il pelo e pure il vizio ma l'Omo con cui esso si confronta no. L'uomo è homini lupus molto più di quanto non lo sia un lupo vero verso Vagnelletti. Quello che inizial­mente per il lupo poteva essere un cambiamento suggestivo, un travestimento opportunista, diventa poi un ravvedimento vero e profondo. Per l'uomo invece il rispetto dei più deboli è solo finzio­ne, vernice umanitaria che all'atto pratico si scrosta; e viene fuori la ferocia cinica e speculativa della diplomazia, della politica che trat­ta la massa come pecorume mercanteggiando sulla sua pelle. Resta il dubbio sottile che una parte della colpa l'abbia la massa stessa che si fa pecorume e non riconosce un lupo da un agnello, lascian­dosi trattare come carne da macello in cambio di un misero com­penso: quello di magna l'erba in riva ar fiume.